DALL’ACCOGLIENZA AL DIALOGO, PER CAMMINARE INSIEME

Riportiamo una riflessione di don Giuseppe, nata come contributo al dibattito suscitato da “Il Cittadino”.

Data la lunghezza di questo intervento, nel giornale sono state omesse alcune frasi che qui di seguito vengono riportate, come parte integrante del testo completo (sono quelle evidenziate in neretto).

Lo scopo di questa riflessione è di suscitare reazioni negative o positive per un dialogo costruttivo, nel comune impegno di “costruire la civiltà dell’amore” (beato Paolo VI).

Scarica L’allegato Intero


 

Caro Direttore,

nel suo ultimo editoriale leggo: “Noi proviamo a fare il nostro, raccontando nelle città, nelle comunità, nei quartieri come e quanto Parigi abbia cambiato il quotidiano di tutti…”.

Forse, come cristiani cattolici, cioè “universali” è sempre bene ampliare l’orizzonte: insieme alle vicende gravissime di Parigi non si può non accennare alle moltissime tragedie simili: basti pensare alle crudeltà che stanno sconvolgendo la Nigeria (un esempio positivo è stata la proposta di preghiera per la pace, avanzata dalla nostra Diocesi e vissuta in tutte le messe di domenica 18 gennaio). => Clicca qui per continuare a leggere {…}

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Testo Riflessione 18 Gennaio e Preghiera

Riportiamo qui il testo che verrà letto alla fine di ogni messa nella Diocesi di Milano

Il seguente testo verrà letto in tutte le celebrazioni eucaristiche di domenica 18 gennaio 2015, dopo la comunione:

I fatti tragici che hanno insanguinato Parigi;
la crudeltà che sconvolge la Nigeria;
i cento bambini trucidati in Pakistan;
i drammatici scontri in Ucraina;
la violenza nella Terra dove è vissuto Gesù;
il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq;
i non pochi conflitti di carattere civile che in Africa interessano Libia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Sudan, Corno d’Africa, Repubblica Democratica del Congo;
in generale tutti gli atti di persecuzione che continuano a seminare morte tra i cristiani e tra le persone buone che amano la pace e aspirano alla giustizia e alla serenità, tutto ciò non può lasciarci solo emozioni strazianti, fiumi di parole e confusioni di proclami.

Noi sentiamo un intenso bisogno di preghiera e di pensiero; noi non possiamo lasciare spazio a desideri di vendetta, né possiamo illuderci di metterci al sicuro cercando rifugio nell’indifferenza, né vivere ossessionati dalla paura.

Noi professiamo la nostra fede cercando di imparare anche in questo momento a pregare.

Pregare significa lasciarsi condurre dallo Spirito a interrogare Dio e a invocare che Dio si manifesti Padre, che venga il suo regno, che visiti con la sua grazia questa povera umanità per donare consolazione e speranza.

La Messa si prolunghi in un momento di preghiera silenziosa. Che sia un tempo per pregare per i morti, per chiedere che il giudizio di Dio si compia secondo le opere e il cuore di ciascuno, per invocare consolazione per i vivi, conversione per i persecutori, i fanatici, i fondamentalisti, per domandare sapienza, coraggio, per i governanti, per chiedere che gli uomini di cultura e gli operatori della comunicazione mettano le loro risorse al servizio della riconciliazione tra i popoli, alla ricerca di un pensiero libero e rispettoso.

Che sia un pensiero affettuoso per Papa Francesco, missionario di pace e apostolo del vangelo in terra d’Asia.


 

 Segue un tempo di silenzio che si conclude con la seguente preghiera da recitare comunitariamente:

PREGHIERA:

Signore, che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?
L’hai fatto poco meno di un dio chiamato a condividere la tua vita e il tuo amore,
eppure si corrompe fino a desiderare la morte, fino a vivere d’odio.
Guarisci i cuori che si consegnano a sentimenti violenti e cattivi,
le menti che si dedicano al male,
le forze impegnate a far soffrire
i progetti che opprimono i popoli,
che trasformano anche i bambini in strumenti di morte,
che sfigurano la bellezza, che umiliano le persone.

Guarisci! Converti! Liberaci dal male!

Donaci il tuo Spirito, Padre nostro che sei nei cieli,
donaci il tuo Spirito perché abbondino i suoi frutti,
amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Donaci il tuo Spirito, Padre nostro,
perché impariamo ad essere tuoi figli,
ad essere forti nel bene,
sapienti nelle scelte,
fiduciosi sempre nella tua presenza,
coraggiosi nel costruire la città dell’amore.

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Natale: Dio Prossimo A Noi Nell’Amore

Papa Francesco nell’Angelus della III domenica di Avvento – la domenica della gioia (lo scorso 14 dicembre) – ha ripreso più volte la scritta di uno striscione portato in Piazza
San Pietro da un gruppo di ragazzi venuti per benedire le statuine di Gesù Bambino:

“Con Gesù, la gioia è di casa”

Dopo averlo fatto ripetere più volte ha aggiunto:

“Il cuore dell’uomo desidera la gioia.
Tutti desideriamo la gioia,
ogni famiglia, ogni popolo aspira alla felicità”.

Al momento dei saluti, il Papa ha voluto riprendere ancora quella frase dello striscione, ma, sbagliandosi, ha detto: “Con la gioia, Gesù è di casa”. Forse, però, è giusto anche così: perché è vero che Gesù è di casa dove si vive nella gioia.
Ma quale gioia?

Papa Francesco ha risposto:

“E’ la gioia che viene dalla vicinanza di Dio,
dalla sua presenza nella nostra vita!”

Un grande teologo, Romano Guardini, ha scritto al riguardo: “L’uomo ha facilmente il sentimento che Dio sia un essere potente e minaccioso da temere. Ma Dio è più prossimo a  noi nell’amore di quanto lo sia una madre per il figlio nato dalle sue viscere che viene  avvolto dalla sua tenerezza”.

Che il prossimo Natale sia la gioiosa riscoperta di sentirci avvolti dalla materna tenerezza di un Dio che è vicino a noi nell’amore.

Buon Natale!

I vostri sacerdoti

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