27 Gennaio Giornata Della Memoria

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Nel 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz ricordiamo le vittime della Shoah con la Giornata della Memoria.

Oggi, 27 gennaio 2015 ricorre il 70esimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz – Birkenau: Giorno della Memoria, Giorno della Commemorazione delle vittime della Shoah.

Le testimonianze vive, reali e vere degli ultimi sopravvissuti (si stanno spegnendo le ultime voci) sono la Memoria vivente della sofferenza di una generazione, dei molti che hanno vissuto l’atrocità della deportazione, della prigionia, della tortura, della schiavitù, dello sterminio. La loro testimonianza è il ricordare a tutti fino a che punto può arrivare la crudeltà umana per non ripeterla.

“Un popolo che non ha memoria, non ha futuro”. Lo ha ribadito Papa Francesco al consiglio di Strasburgo: “…per camminare verso il futuro serve il passato”.

La Giornata della Memoria aiuta a non dimenticare e a riflettere sul significato della Shoah perché l’uomo ritrovi la sua identità per costruire relazioni fraterne, per costruire pace, giustizia, tolleranza. Diventa anche un aiuto a riscoprire la bellezza della “spiritualità ebraica” (che non si identifica con i confini dell’attuale Stato di Israele).

Un assaggio di questa spiritualità la possiamo ritrovare nella conclusione del libro “Il cammino dell’uomo” di Martin Buber (1879-1965): uno dei più grandi pensatori del mondo ebraico:

«Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: “Dove abita Dio?”. Quelli risero di lui: “Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?”. Ma il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda: “Dio abita dove lo si lascia entrare”.

Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova, e dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica. Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato, se, nell’ambito della creazione con la quale viviamo, noi aiutiamo la santa essenza spirituale a giungere a compimento, allora prepariamo a Dio una dimora nel nostro luogo, allora lasciamo entrare Dio.»

… e se entra Dio certamente esce ogni forma di odio, di male e di cattiveria.

 

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DALL’ACCOGLIENZA AL DIALOGO, PER CAMMINARE INSIEME

Riportiamo una riflessione di don Giuseppe, nata come contributo al dibattito suscitato da “Il Cittadino”.

Data la lunghezza di questo intervento, nel giornale sono state omesse alcune frasi che qui di seguito vengono riportate, come parte integrante del testo completo (sono quelle evidenziate in neretto).

Lo scopo di questa riflessione è di suscitare reazioni negative o positive per un dialogo costruttivo, nel comune impegno di “costruire la civiltà dell’amore” (beato Paolo VI).

Scarica L’allegato Intero


 

Caro Direttore,

nel suo ultimo editoriale leggo: “Noi proviamo a fare il nostro, raccontando nelle città, nelle comunità, nei quartieri come e quanto Parigi abbia cambiato il quotidiano di tutti…”.

Forse, come cristiani cattolici, cioè “universali” è sempre bene ampliare l’orizzonte: insieme alle vicende gravissime di Parigi non si può non accennare alle moltissime tragedie simili: basti pensare alle crudeltà che stanno sconvolgendo la Nigeria (un esempio positivo è stata la proposta di preghiera per la pace, avanzata dalla nostra Diocesi e vissuta in tutte le messe di domenica 18 gennaio). => Clicca qui per continuare a leggere {…}

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Testo Riflessione 18 Gennaio e Preghiera

Riportiamo qui il testo che verrà letto alla fine di ogni messa nella Diocesi di Milano

Il seguente testo verrà letto in tutte le celebrazioni eucaristiche di domenica 18 gennaio 2015, dopo la comunione:

I fatti tragici che hanno insanguinato Parigi;
la crudeltà che sconvolge la Nigeria;
i cento bambini trucidati in Pakistan;
i drammatici scontri in Ucraina;
la violenza nella Terra dove è vissuto Gesù;
il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq;
i non pochi conflitti di carattere civile che in Africa interessano Libia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Sudan, Corno d’Africa, Repubblica Democratica del Congo;
in generale tutti gli atti di persecuzione che continuano a seminare morte tra i cristiani e tra le persone buone che amano la pace e aspirano alla giustizia e alla serenità, tutto ciò non può lasciarci solo emozioni strazianti, fiumi di parole e confusioni di proclami.

Noi sentiamo un intenso bisogno di preghiera e di pensiero; noi non possiamo lasciare spazio a desideri di vendetta, né possiamo illuderci di metterci al sicuro cercando rifugio nell’indifferenza, né vivere ossessionati dalla paura.

Noi professiamo la nostra fede cercando di imparare anche in questo momento a pregare.

Pregare significa lasciarsi condurre dallo Spirito a interrogare Dio e a invocare che Dio si manifesti Padre, che venga il suo regno, che visiti con la sua grazia questa povera umanità per donare consolazione e speranza.

La Messa si prolunghi in un momento di preghiera silenziosa. Che sia un tempo per pregare per i morti, per chiedere che il giudizio di Dio si compia secondo le opere e il cuore di ciascuno, per invocare consolazione per i vivi, conversione per i persecutori, i fanatici, i fondamentalisti, per domandare sapienza, coraggio, per i governanti, per chiedere che gli uomini di cultura e gli operatori della comunicazione mettano le loro risorse al servizio della riconciliazione tra i popoli, alla ricerca di un pensiero libero e rispettoso.

Che sia un pensiero affettuoso per Papa Francesco, missionario di pace e apostolo del vangelo in terra d’Asia.


 

 Segue un tempo di silenzio che si conclude con la seguente preghiera da recitare comunitariamente:

PREGHIERA:

Signore, che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?
L’hai fatto poco meno di un dio chiamato a condividere la tua vita e il tuo amore,
eppure si corrompe fino a desiderare la morte, fino a vivere d’odio.
Guarisci i cuori che si consegnano a sentimenti violenti e cattivi,
le menti che si dedicano al male,
le forze impegnate a far soffrire
i progetti che opprimono i popoli,
che trasformano anche i bambini in strumenti di morte,
che sfigurano la bellezza, che umiliano le persone.

Guarisci! Converti! Liberaci dal male!

Donaci il tuo Spirito, Padre nostro che sei nei cieli,
donaci il tuo Spirito perché abbondino i suoi frutti,
amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Donaci il tuo Spirito, Padre nostro,
perché impariamo ad essere tuoi figli,
ad essere forti nel bene,
sapienti nelle scelte,
fiduciosi sempre nella tua presenza,
coraggiosi nel costruire la città dell’amore.

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