DALL’ACCOGLIENZA AL DIALOGO, PER CAMMINARE INSIEME

Riportiamo una riflessione di don Giuseppe, nata come contributo al dibattito suscitato da “Il Cittadino”.

Data la lunghezza di questo intervento, nel giornale sono state omesse alcune frasi che qui di seguito vengono riportate, come parte integrante del testo completo (sono quelle evidenziate in neretto).

Lo scopo di questa riflessione è di suscitare reazioni negative o positive per un dialogo costruttivo, nel comune impegno di “costruire la civiltà dell’amore” (beato Paolo VI).

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Caro Direttore,

nel suo ultimo editoriale leggo: “Noi proviamo a fare il nostro, raccontando nelle città, nelle comunità, nei quartieri come e quanto Parigi abbia cambiato il quotidiano di tutti…”.

Forse, come cristiani cattolici, cioè “universali” è sempre bene ampliare l’orizzonte: insieme alle vicende gravissime di Parigi non si può non accennare alle moltissime tragedie simili: basti pensare alle crudeltà che stanno sconvolgendo la Nigeria (un esempio positivo è stata la proposta di preghiera per la pace, avanzata dalla nostra Diocesi e vissuta in tutte le messe di domenica 18 gennaio).

Alle pagg. 10 e 11 del giornale trovo un’interessante e saggia intervista al filosofo Vittorio Possenti e poi la testimonianza del Direttore del Centro Islamico di Monza e Brianza che afferma con chiarezza e precisione: “L’Islam è un’altra cosa…”: parole sagge e vere. Anche il mondo islamico ufficiale si è pronunciato contro ogni terrorismo e sta continuando a farlo.

Perfino l’attuale presidente dell’Egitto, lo scorso 5 gennaio, parlando ai dotti dell’Università del Cairo ha detto che “il mondo islamico non può più essere percepito come fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione per il resto dell’umanità. Le guide religiose dell’Islam devono favorire una “rivoluzione religiosa” per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una visione più illuminata del mondo, se non lo faranno, si assumeranno davanti a Dio la responsabilità di aver portato la comunità islamica sulla strada della rovina”.

E concludeva: “ E’ mai possibile che un miliardo e 600 milioni di persone possano pensare di riuscire a vivere solo se eliminano il resto dei 7 miliardi di abitanti del mondo? No, è impossibile!” (documentazione agenzia Fides).

Ampio spazio, per me troppo, è poi stato dato ad un intervento del Cardinal Giacomo Biffi.

Non condivido questa scelta, perché per me quell’intervento non è un contributo attuale e stimolante.. anzi è fuorviante.

La vicenda dell’accoglienza dei migranti nel nostro Paese non è andata come proponeva il Cardinal Biffi nella sua “prospettiva realistica”. Come può uno Stato privilegiare l’ingresso di “popolazioni cattoliche o almeno cristiane” (l’intervento arriva anche all’assurdo di precisare l’ordine da seguire per continenti e nazioni da accogliere). E con gli altri che sbarcano e arrivano da noi che fare?

Ma, poi, siamo onesti: ci sono cattolici da “paesi cattolici” onestissimi, ma ci sono anche “cattolici disonesti”; esattamente come ci sono onestissimi musulmani che provengono da “paesi islamici” ed altri che non lo sono affatto.

Come ci insegna la fede cristiana è dal cuore dell’uomo, in quanto semplicemente uomo, che può venire il bene o il male… è il cuore dell’uomo che se è malato va curato e sanato: l’essere italiano cattolico ad esempio, non è sinonimo di onestà, bontà, giustizia…

Inoltre la descrizione dei musulmani che arrivano da noi, come è fatta dal Cardinal Biffi, presenta qualche aspetto vero, ma tutto sommato è non completa, non corretta e direi, anche offensiva. Probabilmente noi cattolici ci offenderemmo se qualche massima autorità religiosa musulmana parlasse di noi cattolici utilizzando il medesimo stile e linguaggio…. e comunque i musulmani che io ho incontrato in questi anni non sono così.

Infine: “Io penso che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana”:  per me non è questo il problema. Il vero problema è che noi cristiani non siamo veramente cristiani: se lo fossimo, sarebbe ben diversa la nostra vita e la società da noi abitata. Ciò che è importante è essere noi veri cristiani nella vita di ogni giorno… il resto lasciamolo all’azione dello Spirito Santo.

* * *

Caro Direttore,

come lei certamente sa – anche per quel breve accenno che si è fatto sempre a pag.11 riguardante una bella iniziativa, che si è svolta a Brugherio di dialogo e preghiera tra cattolici e musulmani – proprio domenica si è celebrata la “101ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”.

Forse era più opportuno sostituire o almeno ridurre di molto il testo del Cardinal Biffi per riportare, anche solo qualche frase del messaggio di Papa Francesco per quella giornata.

Ad esempio si poteva riportare:

“La Chiesa senza frontiere, madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare. Se vive effettivamente la sua maternità, la comunità cristiana nutre, orienta e indica la strada, accompagna con pazienza, si fa vicina nella preghiera e nelle opere di misericordia.

Il carattere multiculturale delle società odierne incoraggia la Chiesa ad assumersi nuovi impegni di solidarietà, di comunione e di evangelizzazione. l movimenti migratori, infatti, sollecitano ad approfondire e a rafforzare i valori necessari a garantire la convivenza armonica tra persone e culture…

In questo senso la Chiesa lavora per favorire il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o emarginazione a un atteggiamento che abbia alla base la cultura dell’incontro, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno…

Alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti. Nel medesimo tempo, occorre intensificare gli sforzi per creare le condizioni atte a garantire una progressiva diminuzione delle ragioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre e carestie, spesso l’una causa delle altre.” (Messaggio del Papa)

Quanto dice il Papa, non mi sembra si discosti da quanto continua a ricordarci il nostro Vescovo quando parla di “nuovo umanesimo”, affermando che “l’uomo in relazione è solidale con tutti gli altri uomini e donne che costituiscono la famiglia umana: ogni uomo è dono per gli altri” (Card. Angelo Scola, discorso di Sant’Ambrogio del 5 dicembre 2014).

Come si sente è tutta un’altra musica. Questo abbiamo fatto risuonare nelle parrocchie della mia Comunità pastorale (e spero anche nelle altre).

* * *

Ho trovato infine molto strano che, in questo dibattito, non sia venuto in mente almeno di citare il discorso di Sant’Ambrogio del Cardinal Martini (nostro Arcivescovo per più di 20 anni) dal titolo “Noi e l’Islam. Dall’accoglienza al dialogo” del 6 dicembre 1990: mi sembra il primo discorso in assoluto su questo tema.

Sono andato a rileggerlo. Questo sì che è un testo profetico molto attuale: anche perché è un testo di grande respiro, di forte risonanza evangelica attento alle sfide del presente. Mi creda non è una “conversazione” (così lo definisce il Cardinal Martini) superficiale e banale.

Vi è un grande rispetto di ogni autentico credente musulmano. Ad esempio dice:

“La fede islamica, avendo grandi valori religiosi e morali, ha certamente aiutato centinaia di milioni di uomini a rendere a Dio un culto onesto e sincero e insieme a praticare la giustizia. Quello della giustizia è infatti uno dei valori più fortemente affermati dall’Islam.

«O voi che credete, praticate la giustizia – dice il Corano nella Sura quarta – praticatela con costanza, in testimonianza di fedeltà a Dio, anche a scapito vostro, o di vostro padre, o di vostra madre, o dei vostri parenti, sia che si tratti di un ricco o di un povero perché Dio ha priorità su ambedue» (Sura 4,135).

In un mondo occidentale che perde il senso dei valori assoluti e non riesce più in particolare ad agganciarli a un Dio Signore di tutto, la testimonianza del primato di Dio su ogni cosa e della sua esigenza di giustizia ci fa comprendere i valori storici che l’Islam ha portato con sé e che ancora può testimoniare nella nostra società.”  (pagg. 24-25).

Ed ancora: “Dobbiamo far cogliere ai fratelli musulmani che anche noi cristiani siamo critici verso il consumismo europeo, l’indifferentismo e il degrado morale che c’è tra noi, far vedere che prendiamo le distanze da tutto ciò. Data la loro abitudine a vedere legate religione e società e anche in forza delle esperienze storiche delle crociate, essi tendono a identificare l’occidente col cristianesimo e a comprendere sotto una sola condanna i vizi dell’occidente e le colpe dei cristiani. Bisogna far comprendere che siamo solidali con loro nella proclamazione di un Dio Signore dell’universo, nella condanna del male e nella promozione della giustizia.” (pag 31)

Il Cardinal Martini precisa anche il giusto processo di integrazione:

“Integrazione”, è ben diverso da una semplice accoglienza e da una qualunque sistemazione. Integrazione comporta l’educazione dei nuovi venuti a inserirsi armonicamente nel tessuto della nazione ospitante, ad accettarne le leggi e gli usi fondamentali, a non esigere dal punto di vista legislativo trattamenti privilegiati che tenderebbero di fatto a ghettizzarli e a farne potenziali focolai di tensioni e violenze.” (pag. 14)

Questo discorso il prossimo mese di dicembre compirà 25 anni: un’ottima occasione per riprenderlo anche grazie a “Il Cittadino”?

* * *

Ho sempre pensato e penso che “Il Cittadino” è voce della Comunità cristiana di Monza e dintorni… se non fosse così non avrebbe senso di esistere…

Questa volta ho fatto fatica a sentire questa voce: mi dispiace molto.

Ma una voce può sempre rimettersi a risuonare.

L’intento di questo mio lungo scritto non è quello di voler sostituire il prezioso lavoro del giornalista… (se per qualcuno questa può essere stata l’impressione, chiedo scusa).

Mi sono semplicemente ispirato a quanto è stato letto domenica nelle nostre chiese:

“Noi sentiamo un intenso bisogno di preghiera e di pensiero; noi non possiamo lasciare spazio a desideri di vendetta, né possiamo illuderci di metterci al sicuro cercando rifugio nell’indifferenza, né vivere ossessionati dalla paura. Noi professiamo la nostra fede cercando di imparare anche in questo momento a pregare”.

Buon lavoro.

Don Giuseppe Barzaghi
Responsabile della Comunità Pastorale
“Santi Quattro Evangelisti”